Orrore in corridoio

Bologna, interno notte (fonda).

A Modena probabilmente c’è chi ancora festeggia l’agognata Coppa Italia. Nella casa bolognese, il vecchio ex giornalista, preda del mal di schiena, mal di piedi e un occhio malconcio per pallonata, cerca qualche ora di meritato sonno. Tre del mattino.

Tunf. Tunf.

Sarà un sogno. Il classico rumore di… canguro con zampe di feltro.

Tunf. Tunf.

Il suono lungo il corridoio si avvicina. Dario Argento e Stephen King avevano ragione. Niente è più terrorizzante, come ambiente, della tranquillità domestica.

Tunf. Tunf.

Forse c’era qualcosa di errato nel comunicato stampa e l’angelo vendicatore mi punirà. O forse il blackout della regia tv nella semifinale di sabato si riverserà in forma di energia negativa sotto il lenzuolo, divorandomi dall’interno.

Tunf. Tunf.

Il sordo rumore è all’altezza dei miei piedi intorbiditi dai km percorsi nei corridoi del PalaDozza. Il sonno e il terrore camminano a fianco.

Tunf.

L’ultimo. Le coperte si muovono, artigli graffiano frenetici, si sente nel buio un ansimare che neanche Hinterstoisser sulla Nord dell’Eiger… Cedo e accendo l’abat jour. La cosa della notte mi è ormai sopra…

Un grido desta il condominio: “Babbo, sei tornato dall’ufficio palasport!!”. E mi si addormenta addosso.

Fagiolino, coi piedi bloccati nel suo sacco-nanna di cui ignora il segreto della zip nascosta, stremato dall’essere sceso dal letto e aver zompato per il corridoio stile corsa nel sacco, al buio, resterà così inchiodato fino al mattino.

Per dirla francamente, proprio sui maroni.

Era meglio l’angelo vendicatore. Più discreto.

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